Il potente terremoto di magnitudo 7.7, avvenuto venerdì 28 marzo, ha colpito il Myanmar causando 2.000 morti e 3.400 feriti e distruggendo edifici, strade e ponti. La giunta militare del Paese del sudest asiatico, che secondo alcuni media sta continuando a bombardare i ribelli, ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale perché intervenga con aiuti umanitari.
La situazione in Myanmar
Mentre la terra continua a tremare, la popolazione deve fare i conti anche con i raid aerei del regime militare contro i cosiddetti ribelli del Fronte di difesa popolare. La guerra civile è andata avanti fino a ieri, sabato 29 marzo. Le vittime registrate dopo il sisma sono state circa 1.600, ma si teme che i morti siano almeno 2000. Almeno 3.000 gli edifici crollati. I numeri sono destinati a salire con la poca disponibilità di ospedali, gravemente danneggiati dal sisma e dall’impossibilità di ricevere aiuti per le attrezzature e per il personale mancante.
In Myanmar, secondo l’Onu, le persone che hanno bisogno di aiuti potrebbero essere circa 20 milioni. L’area colpita dal sisma è infatti piuttosto vasta e parlando di vittime, i numeri continuano ad aumentare. Il governo di Min Aung Hlaing ha chiesto aiuto alla comunità internazionale e dichiarato lo stato di emergenza. La Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR) ha lanciato oggi un appello urgente per raccogliere più di 100 milioni di dollari per aiutare le vittime del devastante terremoto in Myanmar.
Tra i simboli della tragedia, il ritrovamento dei corpi di 12 bambini in età prescolare e di un insegnante, tra i resti di scuola materna. Al momento del sisma, nell’edificio ci sarebbero stati una sessantina di bimbi e sette insegnanti.
La furia del terremoto non ha risparmiato neanche il patrimonio culturale del Paese. E’ il caso ad esempio di un’antichissima pagoda, sempre a Mandalay: “Ha iniziato a tremare, poi è crollata”, ha raccontato un soldato che si trovava in posto di blocco fuori dal tempio. “Un monaco è morto, e ci sono anche feriti estratti dalle macerie”, la sua testimonianza.
I danni e la paura di nuove scosse hanno spinto migliaia di persone a trascorrere la notte per strada o in spazi aperti. Anche il traffico aereo si è paralizzato, è stato chiuso l’aeroporto di Mandalay e quello della capitale Naypyitaw, dove è caduta la torre di controllo.
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