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Cesare Beccaria e l’evoluzione dell’ordinamento giuridico

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Oggi 15 Marzo, nasceva Cesare Beccaria, autore del XVIII secolo, che pose le basi per l’evoluzione dell’ordinamento giuridico moderno.

Cesare Beccaria:una vita da intellettuale

Cesare Beccaria nasce nel 1738 a Milano, da una famiglia aristocratica. Si laurea in Legge a Pavia nel 1758.
Diventa amico di Pietro e Alessandro Verri, si interessa di scienze politiche ed economiche, e per il loro giornale il “Caffè”, scrive diversi articoli. Nello stesso periodo realizza la sua opera più importante “Dei delitti e delle pene” (1763-1764).

Si sposa per amore, non per convenienza, come si era soliti ai tempi, con Teresa Blasco. Chiude i rapporti con i fratelli Verri, insegna a Milano Economia politica, per poi darsi all’amministrazione.

Entra a far parte del Supremo Consiglio dell’economia e della Giunta per la riforma del sistema giudiziario. Si sposa con Anna Barbò in seguito alla morte della moglie, e muore nel 1794 a Milano.

Le opere

Gli scritti di Cesare Beccaria sono di argomenti diversi:
-“Del disordine e de’ rimedi delle monete nello stato di Milano nell’anno 1762”,opera saggio economico- finanziaro sulla gestione del conio delle monete a Milano

-“Dei delitti e delle pene” opera fondamentale sul sistema giuridico, la pena di morte, la tortura e la prevenzione dei reati.

-Scrive sette articoli per il periodico il “Caffè”, esprimendo il proprio parere su argomenti di tipo matematico e filosofico -“Ricerche intorno alla natura dello stile”, saggio sulla funzione della poesia di emozionare, abbandonando le regole fisse del passato per la produzione degli scritti

-“Ripulimento delle nazioni” di genere economico politico e sociale, mai completato.

-“Elementi di economia pubblica”, raccolta di manoscritti delle sue lezioni di economia politica.

Il cambiamento che ha portato alla legge per la società Cesare Beccaria

Cesare Beccaria è uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo, corrente settecentesca secondo cui la ragione illumina l’uomo dal buio, portandolo alla felicità, salvandolo, pone nella sua opera più importante “Dei delitti e delle pene”, pensieri innovativi, andando contro la società in cui viveva, ma generando il progresso dell’ordinamento giuridico, di cui le generazioni future hanno beneficiato.

Dei delitti e delle pene, l’opera sulla giustizia

Nella sua opera Beccaria denuncia gli abusi dell’ordinamento giuridico, reo di emettere sentenze in base a criteri religiosi, allo stato sociale dei suoi imputati, di praticare la tortura, e avere pene uguali per ogni tipo di reato.

I criteri per avere giustizia secondo l’illuminista , argomentati nella sua opera:
-Per vivere in una società, si cede una parte di libertà, per sottostare a regole che garantiscano l’ordine. Questa parte di libertà non dà il diritto allo Stato di poter uccidere i propri cittadini con la pena di morte, poichè i due termini non sono equiparabili, e lo Stato non può fare qualcosa che vieta in primis ai suoi cittadini (stesso discorso per la tortura).

-Ogni cittadino è innocente fino a prova contraria. In precedenza invece bisognava cercare una prova che scagionasse l’imputato.

-I magistrati non devono interpretare le leggi, ma applicarle, poiché la legge è sopra ogni cosa, e non deve avere interferenze.

– La legge deve essere chiara e conosciuta da più persone possibili, portando così alla diminuzione dei crimini

– Le pene devono essere proporzionate al delitto, e il loro fine è la prevenzione dei reati

-I processi devono avvenire rapidamente, per non far permanere troppo tempo l’imputato in carcerazione preventiva in caso di  innocenza.

-Le pene non devono essere troppo dure, poiché la loro violenza porta a un’incentivazione per la società a commettere crimini.

-Ogni sovrano dovrebbe essere affiancato da filosofi per attuare giusti cambiamenti, guidati dalla ragione, evitando l’abuso da parte delle autorità delle loro cariche.

-Con l’istruzione un individuo allarga i suoi orizzonti ed è meno propenso a commettere reati, sempre per il discorso dell’uomo che con la ragione esce dall’oscurità.

La pena di morte e la tortura dal XVIII a oggi secondo la legge

Con questo saggio Cesare Beccaria compie il primo passo per l’ evoluzione dell’ordinamento giuridico, e, tralasciando l’interpretazione della legge che oggi viene effettuata, e la carcerazione preventiva che avviene solo in casi specifico, mentre ai tempi era una procedura standard per ogni processo,  gli altri criteri sono simili al sistema giuridico occidentale odierno.

Dopo la diffusione dell’opera, che venne anche censurata dalla chiesa, il Gran Ducato di Toscana fu il primo ad abolire la pena di morte. Tuttavia in Italia essa  rimase fino al 1889, per poi essere reintrodotta durante il fascismo fino ad essere eliminata grazie alla Costituzione Italiana, rimanendo però nel Codice Penale Militare di Guerra fino al 1994. Ancora 53 paesi extra europei la praticano.
La tortura in Italia  anche essa vietata dalla Costituzione, è stata introdotta come reato nel Codice Penale nel 2017, è ancora praticata in 112 paesi.

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