Oggi ognuno conosce il concetto di sostenibilità etica: la responsabilità del singolo e poi del gruppo nell’operare scelte integre con trasparenza, misurandone l’impatto reale sull’ambiente, sulla società e sull’economia globale.
Si viene tutti chiamati, quindi, a riconoscere il valore delle proprie azioni, riconoscendo in ogni essere umano un pari, trascendendo sesso, genere ed età.
Cambiare i propri valori, cambiare la visione del mondo, la propria reputazione, costruire una propria immagine stabile, conquistare lealtà e fiducia; in questo modo ci si convince di appartenere a una causa nobile.
In questa terra globalizzata, è necessario garantirsi un futuro prospero; centrale è la tutela dei diritti umani.
Una filosofia nella sostenibilità etica
Abbandonare l’Antropocene e entrare nell’Eocene, riconoscendoci come abitanti e non proprietari di questo mondo. Riconoscere l’umanità come gruppo coeso che può e deve ambire alla sopravvivenza collettiva: è questo l’obiettivo umano.
Secondo Albert Schweitzer, filosofo e medico franco-tedesco, “Il vero compito dell’uomo è quello di rendere la sua vita degna di essere vissuta per tutti, non solo per sé“.
STATISTICHE NELLA SOSTENIBILITÀ
Si prevedono per il mercato della moda sostenibile 9,81 miliardi di dollari entro il 2025, evidenziando un crescente interesse per i prodotti eco-friendly.
Circa il 60% delle aziende globali nel settore moda ha dichiarato di aver iniziato ad attuare pratiche più sostenibili. Mentre il 76% delle aziende di moda ha affermato di aver inserito la sostenibilità come priorità aziendale.
Inoltre, notiamo un impegno verso la trasparenza in molte aziende, circa il 50% del totale.
LE STATISTICHE DELL’INCOERENZA
Nonostante ciò, il mercato della moda non sostenibile e del fast fashion nel 2027 registrerà un guadagno stimato di 300 miliardi di dollari.
Il 76% dei consumatori globali è preoccupato per l’impatto dei prodotti che acquista, ma solo il 66% considera la sostenibilità come un fattore importante.
Comunque, anche solo analizzando alcune statistiche sull’utilizzo di aziende notoriamente insostenibili, notiamo una forte incoerenza.
OLTRE CHE UN’IDEA, UN FATTO
È vero che la moda offre la possibilità di immaginarsi diversamente, di trovare il proprio stile, la propria dimensione e filosofia. Forse, però, ciò non spiega questo rigurgito di scorrettezza.
Come detto da Maria Teresa Ciaffaroni, appartenente al consorzio CONFAO, la sostenibilità deve essere, oltre che un’idea, un fatto.
Bisogna rendersi conto che alcune dinamiche sono talvolta più orribili di quel che si pensava, complice anche il fenomeno del greenwashing.
Non si tratta solo di soldi, di quantità offerta di prodotti o della bellezza di questi ultimi, o almeno non soltanto di questo. In molti amano immaginarsi fondamentali, ma non in questi casi; qui si è eternamente convinti di essere solo una goccia nell’oceano, e mai si potrebbe pensare di essere attivamente parte di un declino etico.
Sembra allora sempre più che si sia disposti ad accettare passivamente una realtà nella quale il prezzo possa essere alto, ma a condizione che sia qualcun altro a pagarlo.
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